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Flessibilità eterna.

luglio 31, 2008

Sempre peggio. Quando si pensa di avere raggiunto il fondo, si aprono nuovi abissi. Il decreto 122 del 25 giugno (il famigerato decreto Brunetta), anche come attualmente modificato dal governo, apre nuovi abissi di incertezza e precarietà per i cittadini – in termini di servizi – e per i dipendenti pubblici – in termini di clausole vessatorie e discriminatorie nei confronti dei dipendenti del privato. Sorvolo sulle enormi panzane sui presunti aumenti dei quali i dipendenti pubblici avrebbero usufruito negli ultimi anni, sorvolo sulle clausole a dir poco vessatorie su quanti si ammaleranno, sorvolo su tante altre cose per concentrarmi su una: la precarizzazione del precariato. Non solo viene bloccato il turn-over, ma si impone un limite alle assunzioni nei prossimi anni a dir poco assurdo. Il segnale è chiaro: ai giovani nessuna speranza. Chi è precario deve rimanere tale a vita. Affaracci suoi. Il concetto à chiaro: i dipendenti pubblici sono colpevoli del grave reato di avere un lavoro stabile, che permette loro di accedere a un mutuo, di comprare casa e – perchè no – mettere su famiglia. Un crimine inumano. Che va duramente stigmatizzato. La società del futuro è profondamente ugualitaria: tutti precari sottopagati (meno che gli amici dei potenti di turno, ovvio…). Ma che razza di società vogliono costruire questi signori??

Emma Marcegaglia al comando di Confindustria.

maggio 1, 2008

Luca Cordero di Montezemolo passa il timone di Confindustria a Emma Marcegaglia. Eletta con una votazione “bulgara” (103 voti a favore su 105), la nuova presidente pare avere le idee chiare sugli obiettivi da perseguire. Innanzitutto il depotenziamento del contratto nazionale in favore di un maggior peso delle realtà locali e delle stesse aziende. Certo, il ritorno delle gabbie salariali non è una idea del tutto balzana. Il costo della vita a Milano non è certo paragonabile con quello di Caltanisetta. Più in generale la Marcegaglia lamenta le “obsolete e inadeguate” relazioni sindacali. In effetti il teatrino del rinnovo biennale del contratto di lavoro sta diventando una cosa triste, specie quando i rinnovi arrivano con ritardi assurdi e a prezzo di scioperi estremamente onerosi per il dipendenti. Anche la richiesta di detassare gli straordinari in effetti potrebbe essere cosa gradita a molti lavoratori, tuttavia è evidente che in questo modo Confindustria vuole scaricare sulla collettività i costi di un’operazione di questo tipo. In cambio di che? Non si sa bene. Ovviamente viene inoltre richiesta la rapida abrogazione del provvedimento del governo Prodi che inasprisce sensibilmente le pene per i reati legati alla sicurezza nei luoghi di lavoro. Al loro posto vengono richiesti costi di formazione per per sensibilizzare imprenditori e dipendendti. Finanziati da chi? Mah! Inquietante poi la lamentata presenza di “troppi vincoli sui contratti di lavoro”.

Sono molto perplesso. Che il sindacato in Italia abbia delle pesanti responsbilità nella degenerazione del nostro tessuto sociale sono d’accordo. Che le relazioni sindacali così come sono gestite oggi non vadano bene, sono d’accordo. Ma che si pensi di risolvere i problemi con deregolamentazioni selvagge e con una ricerca di libertà unilaterale in favore degli imprenditori mi sembra una cosa assurda. Anche perchè gli imprenditori vogliono tutto (a costo della collettività), ma in cambio mi sembra non siano disposti a concedere niente. In pratica pare che si vogliano finanziare i futuri aumenti salariali detassando gli straordinari. Ovverosia, aumentare la produttività aziendale aumentando le ore lavorate per ogni dipendente, a spese dei dipendenti e della collettività. Complimenti. Ma quale società civile vuole costruire Confindustria? Si vuole tornare alla realtà di fine ottocento, con lavoratori sottopagati e precari che per sopravvivere (ripeto:sopravvivere) sono costretti a lavorare settanta ore la settimana in cambio di un tozzo di pane? Ma in che mondo vive la nostra classe dirigente?