Posts Tagged ‘politica’

Flessibilità eterna.

luglio 31, 2008

Sempre peggio. Quando si pensa di avere raggiunto il fondo, si aprono nuovi abissi. Il decreto 122 del 25 giugno (il famigerato decreto Brunetta), anche come attualmente modificato dal governo, apre nuovi abissi di incertezza e precarietà per i cittadini – in termini di servizi – e per i dipendenti pubblici – in termini di clausole vessatorie e discriminatorie nei confronti dei dipendenti del privato. Sorvolo sulle enormi panzane sui presunti aumenti dei quali i dipendenti pubblici avrebbero usufruito negli ultimi anni, sorvolo sulle clausole a dir poco vessatorie su quanti si ammaleranno, sorvolo su tante altre cose per concentrarmi su una: la precarizzazione del precariato. Non solo viene bloccato il turn-over, ma si impone un limite alle assunzioni nei prossimi anni a dir poco assurdo. Il segnale è chiaro: ai giovani nessuna speranza. Chi è precario deve rimanere tale a vita. Affaracci suoi. Il concetto à chiaro: i dipendenti pubblici sono colpevoli del grave reato di avere un lavoro stabile, che permette loro di accedere a un mutuo, di comprare casa e – perchè no – mettere su famiglia. Un crimine inumano. Che va duramente stigmatizzato. La società del futuro è profondamente ugualitaria: tutti precari sottopagati (meno che gli amici dei potenti di turno, ovvio…). Ma che razza di società vogliono costruire questi signori??

Meno male che Silvio c’è… (ma meno male per chi??!)

aprile 6, 2008

L’inno della pdl è a dir poco ridicolo. Un inno alla politica tutta apparenza e niente contenuti. Povera Italia. Meno male che c’è qualcuno disposto a riderci sopra. Ecco un simpatico video di risposta comparso su YouTube.

Veltroni – Berlusconi: inciucio in vista.

marzo 30, 2008

Posto le parole che Veltroni ha pronunciato in uno dei gazebi allestiti per il Democratic-Day, tratto direttamente dal sito dell’ANSA:

“Non esiste nessuna coalizione – ha detto con forza Veltroni – e non esiste nessun governo delle larghe intese, ma esiste la necessità di fare con le larghe intese le riforme istituzionali”

Una frase da Premio Nobel della politica. Al di là delle sottili distinzioni linguistiche, mi sembra che chiunque vinca il gioco è già fatto: in nome delle riforme istituzionali (?!) si produrrà un mega-inciucio durante il quale i veri problemi del Paese (conflitto d’interessi, inflazione galoppante, salari da fame, precariato, burocrazia, qualità dell’informazione, etc.) saranno oscurati. Nessuno ha un progetto di lungo periodo per rimettere il Paese in carreggiata. Tutti cianciano a vanvera, facendo promesse irrealizzabili e nascondendosi dietro giochi di prestigio dialettici (dettati dalle agenzie di marketing, sondaggi alla mano), mentre l’Italia continua ad affondare. Poveri noi.

I salari italiani tra i più bassi in Europa.

marzo 12, 2008
Una recentissima indagine dell’Eurispes certifica la disastrosa situazione dei lavoratori italiani, precipitati al 23° posto nella graduatoria dei paesi OCSE, dietro a paesi come la Grecia e la Spagna. Il trend si conferma essere stato ampiamente negativo dopo l’ingresso nell’euro, visto che nel periodo 2000-2005 la crescita media dei salari nella Cominità Economica Europea è stata del 18%, mentre in Italia si è fermata al 13,7%. Insomma una vera Caporetto. Ovvio che se il trend non dovesse invertirsi, si determinerebbe un’avvitamento della nostra economia e un deterioramento della pace sociale. Nel frattempo i nostri politici continuano a starnazzare in una campagna elettorale sempre più povera di contenuti e sempre più simile a uno show. Poveri noi.

La sonfitta Sarkozy: uno spunto di riflessione sulla politica.

marzo 10, 2008

Il primo turno delle elezioni provinciali in Francia è stato una sonora sconfitta per Nicolas Sarkozy, attuale titolare dell’Eliseo. La sinistra avanza nettamente un pò ovunque, conquistando diverse importanti città, riportando un netto successo in un’elezione che ha registrato un’alta affluenze alle urne. Insomma il netto calo di popolarità dovrebbe fare riflettere la destra francese. Sarkozy non solo non ha prodotto alcun risultato reale in fatto di politica economica, ma ha passato buona parte del suo mandato ad alimentare il gossip internazionale con la sua storia con l’ex fotomodella Carla Bruni, divenuta recentemente sua moglie. La politica deve cominciare a occuparsi dei problemi reali della gente, a partire da quelli economici. L’ondata inflattiva sta distruggendo il potere d’acquisto dei salari in tutta Europa, non è più possibile fare finta di niente. O la politica torna a occuparsi degli interessi della gente, o è giusto che la gente la punisca. Questo concetto in Francia pare essere stato recepito. Non è più il tempo dei teatrini, servono politiche serie ed efficaci. Oltralpe la politica d’immagine senza contenuti è stata sonoramente bocciata dall’elettorato. Magari succedesse anche qua in Italia. Ma ho i miei dubbi.

Beppe Grillo: la parabola discendente di una stella?

marzo 3, 2008

Ho sempre avuto molta stima di questo simpatico comico, per la caustica efficacia dei suoi spettacoli, per il fatto che comunque a lungo è stato una fonte di informazione indipendente e (cosa sempre gradita) molto divertente. Come dimenticare il suo ruolo nel preconizzare il crack Parmalat, nel rendere pubblici i retroscena di molti eventi finanziari poco limpidi (caso Telecom primo tra tutti), più in generale a fungere da pungolo e da persona “scomoda” ai potenti di questo scassato paese alla deriva. Grazie, Beppe. Grazie di cuore. Tuttavia da un pò di tempo – secondo me – sta uscendo dalle righe. Forse l’apice del suo successo (o l’inizio della parabola discendente) è stato il V-day. Un’evento mediatico che ha fatto storia, coinvolgendo un pò tutti, me compreso. In effetti la nostra putrescente classe politica ci ha estratto con le tenaglie un bel vaffanculo, con comportamenti assolutamente scandalosi e strafottenti nei confronti dei cittadini che li votano. Tuttavia fino a questo evento il comico genovese ha fatto – nel bene e nel male – il suo mestiere: fare satira. Fare satira è scomodo, ma utilissimo, in quanto è uno stimolo utile per tenere pungolata l’intellighenzia che governa l’Italia. Tuttavia mi sembra che adesso l’azione di Beppe Grillo stia diventando sempre più un movimento politico. Il concetto di introdurre dei “bollini di qualità” ai politici mi sembra assurdo, in quanto nessuno a questo mondo detiene la verità. E chi controlla poi la veridicità delle credenziali dei candidati politici “certificati”? Grillo in persona? Mah! I conti non mi tornano per niente quando poi elemosina ai suoi fans di finanziargli i V-day, perchè – poveretto – ha perso 80000 euro per organizzare il primo. Il passo succesivo quale sarà, forse chiedere un finanziamento statale?? A coloro che vedono in Beppe Grillo il Maestro che gli indica la strada, invito a considerare che il comico genovese dieci anni fa distruggeva a mazzate i computer sul palco (l’ho visto fare di persona), mentre adesso pensa che grazie alla Rete il mondo potrà magicamente trasformarsi nel paese delle meraviglie. Meditate, gente, meditate. Beppe Grillo secondo me farebbe meglio a tornare a fare quello che in passato ha fatto bene: una satira intelligente che informi i cittadini in modo divertente. Dio solo sa quanto ce n’è bisogno in Italia. Lasci stare la politica, altrimenti anche lui in tempi rapidissimi diventerà come quelli che critica tanto. Se non peggio.

Appena si tocca la casta dei politici il Garante si sveglia.

febbraio 2, 2008

Nulla di nuovo sotto il sole. Il Garante per le Comunicazioni si è improvvisamente svegliato dallo stato di come profondo dove vegetava tranquillo, lautamente pagato da noi poveri cittadini che dobbiamo pagare le tasse. Nel mirino del Garante, Corrado Calabrò, è finita la trasmissione Annozero, di Michele Santoro, in particolare per le puntate che hanno fatto luce sui casi Mastella-De Magistris, Forleo – D’Alema, Berlusconi – Saccà. Il garante si è messo a starnazzare affermando che è ora di dare uno stop ai processi in tv . Mi chiedo dove era il garante quando tutti cianciavano liberamente sulla strage di erba, sul delitto Garlasco, sull’omicidio di Meredith e in tutti gli altri episodi in cui la televisione ha montato ad arte casi mediatici su turpi fatti di cronaca. Morale della favola: rimbecillire la plebe con i processi mediatici va bene per distrarre il popolo bue dai problemi reali, a patto che i processi mediatici non riguardino la casta intoccabile dei politici. In questo caso il Garante si sveglia dal letargo e si straccia le vesti. Storie di normale squallore italiano.

Moby Dick.

gennaio 24, 2008
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Disgustato dalle vicende della nostra scassata e ridicola società mi sono rifugiato nei libri: in questi giorni ho finito di rileggere “Moby Dick”, un classico della letteratura americana scritto nel 1851 da Herman Melville. Quando uscì ai suoi tempi non riscosse il minimo successo: quest’opera alla morte dell’autore (1891) era stata del tutto dimenticata.

E’ la storia della baleniera Pequod, comandata dal cupo capitano Achab, che insegue nei mari di mezzo mondo Moby Dick, mitica balena bianca che alla fine distruggerà la nave e massacrerà tutto l’equipaggio, con l’eccezione di Ismael, voce narrante del libro. Sul significato di Moby Dick e sul pensiero di Melville si sono scritti metri cubi di trattati, ho letto in giro le opinioni più disparate, e trovo normale che sia così. Questo libro infatti, pur potendo essere letto solo come una semplice storia d’avventura nei mari, è anche incredibilmente ricco di pensieri filosofici, di meditazioni sulla religione, sulla società e sull’arte. Insomma, può essere gustato su diversi piani e a diversi livelli di lettura. Una miniera inesauribile di occasioni per riflettere. E’ quindi il classico libro da rileggere ogni tot anni, cosa che faccio regolarmente con grande soddisfazione.

Un aspetto che mi ha sempre affascinato è l’atmosfera di attesa che si consuma lentamente, fino all’inevitabile disastro finale che di fatto viene presagito in tutto il libro. Insomma una visione del mondo fatalistica, in cui all’uomo non viene data molta possibilità di scelta se non quella di recitare bene o male la parte che il Destino ha scritto per lui.

Come cittadino della scassata Repubblica Italiana devo dire che mi trovo molto vicino al pensiero di Melville: devo subire scelte fatte da altri, sulle quali non ho possibilità di agire. Insomma, Moby Dick come allegoria della nostra classe politica…

La patetica autodifesa della casta.

gennaio 20, 2008

Lo sapevo. Non ce l’ho fatta. Stamattina mi sono alzato e ho dato una sbirciatina all’Ansa. Meglio se continuavo a leggere Melville. Il discorso di Clemente Mastella alle camere è il de prufundis della politica. Sancisce la totale frattura tra politica e la magistratuta (e il mondo civile), sigilla una percezione di sé da parte della politica come di una casta intoccabile. Da questo punto di vista ha ragione Antonio Di Pietro: siamo tornati ai tempi di Craxi, quando in parlamento voleva fare passare il concetto tutti colpevoli= tutti innocenti. O forse i tempi di Craxi non se ne sono mai andati: da allora in realtà nulla è cambiato. Se qualche magistrato coraggioso cerca di fare luce nell’oceano di porcate dove spariscono montagne di soldi pubblici, ecco subito il politico di turno starnazzare di “complotti”, di “violazione dei diritti” e altre baggianate. Clemente Mastella da quasto punto di vista merita il Premio Nobel. Leggo esterefatto oggi sul sito Quotidiano.net questa sua dichiarazione: “La Campania come la California per Obama. E chi vince in Campania vince nel paese”. Non pago di queste affermazioni, si fa intervistare da Il Giornale dove dice di essere “il leader più debole fra quelli determinanti”. Inoltre ci informa che dietro agli arresti domiciliari della moglie c’è un disegno preciso: l’hanno fatto “per ammazzarmi. Ma la gente ha capito che è troppo, è ingiusto e sta con noi”.

Robe da pazzi. Che schifo. Torno a leggere “Moby Dick”, che è meglio.

Antonio Bassolino, prototipo del politico italiano.

gennaio 7, 2008

Antonio Bassolino, presidente della Regione Campania, pur ammettendo il suo fallimento nella gestione del problema dei rifiuti a Napoli, non vuole dimettersi. Radioso esempio di politica italiana. Ho fallito ma chi se ne frega, la responsabilità è degli altri. La responsabilità è sempre di qualcun altro. L’importante è rimanere imbullonati alla poltrona fino alla consumazione dei secoli. Chi se ne frega: tanto il popolo bue paga il conto. Che schifo. Comunque per quel che mi riguarda i poltici campani dovrebbero dimettersi in massa, visto la figuraccia miserabile che Napoli sta facendo in mondovisione. Tutta la classe politica a casa. A lavorare, come tutti.