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Emma Marcegaglia al comando di Confindustria.

maggio 1, 2008

Luca Cordero di Montezemolo passa il timone di Confindustria a Emma Marcegaglia. Eletta con una votazione “bulgara” (103 voti a favore su 105), la nuova presidente pare avere le idee chiare sugli obiettivi da perseguire. Innanzitutto il depotenziamento del contratto nazionale in favore di un maggior peso delle realtà locali e delle stesse aziende. Certo, il ritorno delle gabbie salariali non è una idea del tutto balzana. Il costo della vita a Milano non è certo paragonabile con quello di Caltanisetta. Più in generale la Marcegaglia lamenta le “obsolete e inadeguate” relazioni sindacali. In effetti il teatrino del rinnovo biennale del contratto di lavoro sta diventando una cosa triste, specie quando i rinnovi arrivano con ritardi assurdi e a prezzo di scioperi estremamente onerosi per il dipendenti. Anche la richiesta di detassare gli straordinari in effetti potrebbe essere cosa gradita a molti lavoratori, tuttavia è evidente che in questo modo Confindustria vuole scaricare sulla collettività i costi di un’operazione di questo tipo. In cambio di che? Non si sa bene. Ovviamente viene inoltre richiesta la rapida abrogazione del provvedimento del governo Prodi che inasprisce sensibilmente le pene per i reati legati alla sicurezza nei luoghi di lavoro. Al loro posto vengono richiesti costi di formazione per per sensibilizzare imprenditori e dipendendti. Finanziati da chi? Mah! Inquietante poi la lamentata presenza di “troppi vincoli sui contratti di lavoro”.

Sono molto perplesso. Che il sindacato in Italia abbia delle pesanti responsbilità nella degenerazione del nostro tessuto sociale sono d’accordo. Che le relazioni sindacali così come sono gestite oggi non vadano bene, sono d’accordo. Ma che si pensi di risolvere i problemi con deregolamentazioni selvagge e con una ricerca di libertà unilaterale in favore degli imprenditori mi sembra una cosa assurda. Anche perchè gli imprenditori vogliono tutto (a costo della collettività), ma in cambio mi sembra non siano disposti a concedere niente. In pratica pare che si vogliano finanziare i futuri aumenti salariali detassando gli straordinari. Ovverosia, aumentare la produttività aziendale aumentando le ore lavorate per ogni dipendente, a spese dei dipendenti e della collettività. Complimenti. Ma quale società civile vuole costruire Confindustria? Si vuole tornare alla realtà di fine ottocento, con lavoratori sottopagati e precari che per sopravvivere (ripeto:sopravvivere) sono costretti a lavorare settanta ore la settimana in cambio di un tozzo di pane? Ma in che mondo vive la nostra classe dirigente?

Continua la battaglia campale nelle fabbriche italiane.

dicembre 8, 2007

Altri morti, altri feriti in condizioni disperate, altre famiglie distrutte. Non è possibile morire così, in modo orrendo, per sbarcare il lunario. L’Italia è ormai un paese alla deriva. Il bilancio dei morti sul lavoro è più grave di quello di una battaglia campale. I nostri politici fanno i soliti discorsi altisonanti, ma non succede nulla. La gente che lavora continua a morire. La legislazione italiana sul lavoro fa schifo. La nostra classe dirigente, industriali in primis, fa schifo. L’unico interesse è sottopagare e precarizzare la gente. Se poi qualcuno ci lascia la pelle, chi se ne frega, altri prenderanno il loro posto. Ho il cuore colmo di tristezza, mi vergogno di essere italiano. Probabilmente è vero: bisogna cominciare a pensare di emigrare all’estero. Mi associo a quanto afferma Beppe Grillo nel suo blog: Quando si muore per gli estintori vuoti e per turni di 16 ore il proprietario va messo in galera senza passare dal via e si chiude temporaneamente la fabbrica. Ma dovè finita la giustizia?! Che schifo. Abbiamo un governo di centrosinistra intasato di ex sindacalisti, e questi sono i risultati.

Un pensiero colmo di tristezza per quanti sono morti per lavorare, per quanti stanno lottando per vivere e per i loro cari.