I miei libri preferiti.

  • La fattoria degli animali“, dello scrittore George Orwell. Un capolavoro difficile da commentare. L’ho letto innumerevoli volte. Una fantastica satira politica, una condanna di ogni totalitarismo, un libro per chi – nonostante tutto – vuole tenere il proprio cervello acceso. Può anche essere letto come una fiaba per bambini, è in realtà il migliore libro di storia mai scritto. I regimi cambiano, i protagonisti sono diversi, ma i meccanismi sociali sono sempre gli stessi. Niente di nuovo sotto il sole. Geniale.
  • Moby Dick”, un classico della letteratura americana scritto nel 1851 da Herman Melville. Quando uscì ai suoi tempi non riscosse il minimo successo: quest’opera alla morte dell’autore (1891) era stata del tutto dimenticata. E’ la storia della baleniera Pequod, comandata dal cupo capitano Achab, che insegue nei mari di mezzo mondo Moby Dick, mitica balena bianca che alla fine distruggerà la nave e massacrerà tutto l’equipaggio, con l’eccezione di Ismael, voce narrante del libro. Sul significato di Moby Dick e sul pensiero di Melville si sono scritti metri cubi di trattati, ho letto in giro le opinioni più disparate, e trovo normale che sia così. Questo libro infatti, pur potendo essere letto solo come una semplice storia d’avventura nei mari, è anche incredibilmente ricco di pensieri filosofici, di meditazioni sulla religione, sulla società e sull’arte. Insomma, può essere gustato su diversi piani e a diversi livelli di lettura. Una miniera inesauribile di occasioni per riflettere. E’ quindi il classico libro da rileggere ogni tot anni, cosa che faccio regolarmente con grande soddisfazione. Un aspetto che mi ha sempre affascinato è l’atmosfera di attesa che si consuma lentamente, fino all’inevitabile disastro finale che di fatto viene presagito in tutto il libro. Insomma una visione del mondo fatalistica, in cui all’uomo non viene data molta possibilità di scelta se non quella di recitare bene o male la parte che il Destino ha scritto per lui.
  • “Fahrenheit 451”, di Ray Bradbury. Questo bellissimo libro è secondo me una denuncia della degenerazione che nelle società moderne può raggiungere il mondo dell’informazione. Da questo punto di vista è un libro perfettamente attuale. Nella società descritta da Bradbury l’uso dei libri è severamente vietato, e il loro possesso è un crimine perseguito con la pena di morte. In compenso tutte le case sono dotate di maxischermi televisivi, in modo che tutti i cittadini possano essere adeguatamente disinformati dai media, ovviamente controllati dal regime. I rapporti interpersonali vengono sistematicamente scoraggiati: i cittadini apprendono tutto quello che c’è da apprendere dalla televisione. In una società di questo tipo ovviamente la depressione è la regola, ma niente paura: l’uso sistematico di droghe allevia tutte le sofferenze. Il protagonista del libro è un Milite del Fuoco, Guy Montag. Questi compie con solerzia il suo lavoro: trovare tutti i libri – nascosti illegalmente da pochi ribelli al sistema – e bruciarli. Alle volte assieme ai loro proprietari. La sua vita trascorre tranquilla (se mi è permessa questa espressione), fino al giorno in cui trasgredisce le regole e legge un brano di un libro. Comincia una passione divorante, che lo porterà a sottrarre dalla distruzione una quantità crescente di volumi e a crearsi una propria biblioteca segreta. Scoperto, dovrà fuggire per sottrarsi alle conseguenze della sua ribellione, essendo ormai divenuto una persona socialmente pericolosa. Si rifugerà in aperta campagna, aggregandosi a una comunità di dissidenti che per non disperdere la cultura hanno imparato a memoria innumerevoli libri, per tramandarli alle generazioni future. La città di Montag finirà distrutta da un bombardamento atomico: in realtà la nazione era in guerra, ma la disinformazione sistematicamente messa in atto dal sistema teneva tutti i cittadini all’oscuro delle tragiche conseguenza dello stato di belligeranza. Un libro dai contenuti splendidi, scritto in modo molto scorrevole e di drammatica attualità, visto lo stato di coma profondo – per non dire di sistematica demolizione del concetto stesso di informazione oggettiva e indipendente – in cui si sono ridotti i media al giorno d’oggi. Spegniamo le televisioni. Accendiamo i nostri cervelli.

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